Gli esordi in una cascina pavese nel 2009. Dieci anni dopo il primo confezionamento in lattina. Nel frattempo, a partire dal 2013, il trasferimento a Desio, in provincia di Monza, dove l’impianto produttivo passa dai 700 litri iniziali ai 20 ettolitri attuali, consentendo una produzione annua di 4.000 ettolitri e la sperimentazione di diverse ricette in proprio e numerose collaborazioni.

Birrificio Rurale è il progetto brassicolo tutto lombardo di sei soci. A parlarcene è Fulvio Riccobono, direttore commerciale. «Birrificio Rurale nasce nel 2009 ed è oggi composto da 6 soci (il birraio Lorenzo Guarino, Marco Caccia, Stefano Carnelli, Silvio Coppelli, Luca Franceschi e Beppe Serafini) e una decina di addetti. Nel giugno 2009, Cascine Calderari, frazione del comune di Certosa di Pavia, si ritrovò così a passare a “ben” 740 abitanti. Qui si era trovata la sede adatta a collocare un impianto di produzione dalle dimensioni contenute ma comunque professionale. Neanche a dirlo, in una località chiamata Cascine, all’interno di una cascina, completa di portico e cortile, animali da fattoria come capre, galline e tacchini, nonché il “gallo del destino”. Quel gallo, con un uovo all’interno, che è da sempre il logo del Birrificio Rurale. E proprio il silos in cemento, che un tempo era utilizzato per i cereali, si trasformò in una specie di incubatrice del neonato Birrificio Rurale. Un’incubatrice verticale a tre piani, con la sala cotte al centro al posto del vecchio mulino e a pianterreno una sala riservata a maturazione e cantina. Niente ascensore ma buone gambe, entusiasmo e molta dedizione. I primi sei mesi significarono circa 80 ettolitri di birra prodotta. A colpi di cotte da 700 litri ciascuna. Ma, più dei numeri, erano le birre a decidere se il gallo portava bene oppure no. Seta, Terzo Miglio, Milady, Castigamatt, Blackout, Oasi. A febbraio 2010 la Terzo Miglio ottenne la medaglia d’oro nella sua categoria a Birra dell’Anno. L’anno seguente, a vincere l’oro è la Castigamatt. I premi fanno così conoscere il Birrificio Rurale al di fuori della provincia pavese, oltre ai confini della Lombardia. Di conseguenza salgono gli ettolitri prodotti dal birrificio: 450 ettolitri nel 2010 e 840 ettolitri nel 2011».
Nuovi orizzonti
«Insieme agli ettolitri, è aumentata pure la fatica di produrre in un luogo decisamente romantico, probabilmente bucolico, certamente rurale ma, indiscutibilmente, scomodo – confessa ironico Fulvio Riccobono -. Così si decise di migrare in una nuova struttura che permettesse di crescere, lavorando in modo più razionale. Lo chiese il birraio, Lorenzo Guarino, che ormai si occupa a tempo pieno del birrificio, ed erano d’accordo tutti, incluso il sesto socio Luca Franceschi, che da poco si è aggregato al quintetto base in questa avventura brassicola. Luca era approdato in birrificio proponendosi solo per rivedere la grafica delle etichette e il logo: il gallo che contiene l’uovo è frutto della sua mente creativa e incarna l’idea che il possibile e l’impossibile possono trovare un equilibrio e dare vita a qualcosa di speciale. Da astemio, ora è passato ad essere un grande amante delle birre, nonché anima creativa del Birrificio Rurale. Comunque dicevamo della sede: mentre a dicembre del 2012 si accende per l’ultima volta “il fuoco” nella Cascina Calderari, a marzo 2013 si inaugura con una prima produzione il nuovo impianto di Desio. I vantaggi della nuova collocazione sono molteplici: in primo luogo tutta la produzione si svolge su un unico piano, e per chi ha lavorato quotidianamente per anni salendo e scendendo le scale è una benedizione, poi gli spazi sono più ampi, ci si muove meglio e la logistica ne beneficia immediatamente. La razionalità, in un’azienda di produzione, funge da spina dorsale per tutto il resto: l’ispirazione, la creatività, il cuore. Allo stesso tempo, le birre del Rurale hanno anche iniziato a viaggiare all’estero: Stati Uniti, Olanda, Inghilterra, Svizzera, Danimarca, Hong Kong. Non si tratta di grandi volumi, perché si vuole crescere ancora in Italia, ma si cerca pure di accontentare le richieste che arrivano da fuori e la sede di Desio offre notevoli possibilità. Così, insieme ai volumi, aumentano pure le etichette di birre a catalogo. La decisione è stata quella di perseverare sulle classiche e consolidate che hanno fatto la prime fortune del birrificio, mantenendole sempre all’altezza delle aspettative, e poi lasciar galoppare la fantasia e la voglia di sperimentare in novità che si succedono a ritmo costante. Novità che tengono vivo il “sacro furore” di chi le birre le beve, ma soprattutto di chi le birre le crea. Quanto alla vendita dei nostri prodotti, siamo presenti in tutta Italia tramite distributori, anche specializzati, che hanno deciso di puntare su un prodotto di qualità adeguando le proprie strutture logistiche e investendo nella formazione della propria forza vendita. Siamo presenti nel canale Horeca, su alcune piattaforme e-commerce, in alcuni gruppi di acquisto solidale e anche in un paio di punti GDO della catena Despar in Lombardia tramite un progetto che coinvolge Unionbirrai: punti vendita nei quali la birra viene trattata seguendo la catena del freddo dal birrificio sino alla vendita effettuata all’interno di vetrine refrigerate. Al momento, il nostro export è solamente dell’1% e tutto rivolto alla Svizzera».