“Dedicarsi alle varietà tipiche perché, senza di esse, non c’è identità”: sono il pensiero e la filosofia perseguita da Cantine Paololeo, ubicata a San Donaci, una cittadina a sud di Brindisi, all’interno del Parco del Negroamaro. Qui, dove qualche decennio fa lavoravano attivamente 30 palmenti in cui si produceva vino – oggi sono tre –, le radici della famiglia Leo affondano da cinque generazioni e l’azienda ha il suo cuore produttivo. Su 17.000 mq nascono i vini simbolo della Cantina, che vanta una capacità attuale di 110mila hl di vino, e nell’ampia bottaia riposano i rossi importanti e le produzioni destinate ai lunghi affinamenti; la barricaia, in particolare, ospita 1.000 barrique francesi e americane, 20 tonneau e 8 botti da 100 hl. Tra azienda vinicola e azienda agricola i dipendenti sono una sessantina, parte dei quali operanti su una linea di imbottigliamento completamente automatizzata.

Grazie all’impegno incessante della famiglia Leo, il Gruppo risulta in crescita costante ed è presente in tutto il mondo: il fatturato sfiora i 25 milioni di euro, con una produzione complessiva di 5 milioni di bottiglie, realizzate anche con il contributo di 150 conferitori che, sul territorio, coltivano 250 ettari di terreni.
Non solo Negroamaro e Primitivo
«L’azienda agricola di proprietà è un progetto sviluppato negli anni, grazie a tanta pazienza e molto amore per il territorio – spiega Nicola Leo, enologo aziendale –: essa non è stata acquistata in un solo blocco, ma costruita, pezzetto dopo pezzetto, acquisendo i vigneti di piccoli viticoltori, con una superficie sotto i 4 ettari». Oggi conta 70 ettari e include un’antica masseria del 1500 circondata da vigne ed è condotta secondo i principi della viticoltura ragionata, che parte dalla lavorazione del terreno per mantenerlo areato e ossigenato. Le varietà principali coltivate sono Primitivo, Negroamaro, Malvasia bianca e nera di Lecce, a cui si affiancano Susumaniello, Fiano, Pinot Grigio e Chardonnay. «Negroamaro e Primitivo, cultivar simbolo della Puglia, sono le varietà su cui abbiamo sempre investito – puntualizza l’enologo –. Il Negroamaro ha definito sin dal principio la cifra stilistica della Cantina, con la produzione, già nel 2001, di Orfeo, ancora oggi il nostro vino iconico, mentre il Primitivo, il nostro secondo alfiere, è stato valorizzato sin da subito con Fiore di Vigna e Passo del Cardinale. Accanto a questi due “grandi” del territorio, tra i vitigni locali che abbiamo impiantato c’è la Malvasia Nera, interessante quanto sottovalutata, utilizzata inizialmente in blend con il Negroamaro per l’omonima Doc, ma quasi abbandonata da quando questo vitigno può essere utilizzato in purezza, perché esigente e delicato, difficile da coltivare. Il suo carattere inconfondibile mi ha affascinato e ho deciso di dedicarle due vini, MoraMora e RosaMora, definiti “contemporanei”, giovani, da degustare freddi e, rigorosamente, in compagnia». Accanto a queste tre uve, la sfida aziendale è portare alla notorietà anche altre varietà, come la Verdeca e il Maresco, utilizzate per la realizzazione di un Metodo Classico speciale, affinato nelle acque dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo.
7.000 mq anche in provincia di Taranto
Tra i progetti più recenti c’è anche la cantina di Monteparano, in provincia di Taranto, nella Denominazione del Primitivo di Manduria, completata nel 2022 e frutto del recupero della sede della storica Cantina sociale della città. «Qui la produzione è basata su lunghi rapporti di fiducia con i viticoltori locali – chiarisce Leo –, piccoli proprietari che aderiscono al “progetto qualità” e vengono seguiti tutto l’anno dal nostro agronomo. Un progetto che va avanti già da quasi 20 anni, ormai, studiato insieme agli agronomi per far sì che tutti i produttori fidelizzati, sia proprietari di un ettaro che proprietari di aziende agricole anche di oltre 50 ettari, possano produrre in tranquillità seguendo linee guida incentrate su una produzione di valore basata sul rispetto ecologico». Questa secondo stabilimento è esteso su 7.000 mq e ha una capacità di 50mila hl, oltre a una barricaia che ospita 1.000 barrique, 60 tonneau e 6 botti grandi da 100 hl. Presto diverrà anche un luogo dedicato all’enoturismo, grazie al wine shop che sarà completato a breve. «In questi anni abbiamo saputo guardare al futuro e innovarci senza mai perdere di vista le tradizioni familiari e il nostro territorio d’origine – afferma Nicola Leo facendo riferimento ai punti di forza di Cantine Paololeo –. Adattarsi ai cambiamenti è fondamentale, ai nostri giorni, per sopravvivere sul mercato e potersi confrontare con i competitors. La Paololeo ha improntato la propria attività su canoni gestionali universalmente riconosciuti come distintivi e qualificanti, ottenendo prestigiose certificazioni a livello internazionale; a tutto ciò si è accompagnata anche una grande attenzione verso lo sviluppo sostenibile e verso una maggiore sensibilizzazione nei confronti della tutela dell’ambiente e della difesa degli ecosistemi. Il nostro è un processo produttivo integrato che ha l’obiettivo di rendere più evidente ai consumatori la qualità dei nostri prodotti e servizi; adottiamo, inoltre, un sistema di rintracciabilità che consente di documentare l’intera catena, dal produttore al consumatore, dal conferimento alla trasformazione, fino alla vendita».