Rossi D’Angera Distillatori: artigianato da esportazione

Secondo alcune attendibili stime, le aziende familiari rappresentano circa l’85% del totale delle imprese attive sul territorio italiano. Sono tendenzialmente solide e dinamiche e a testimoniarlo sono i dati dell’Osservatorio Aub – Aidaf, Unicredit, Bocconi. Nel 2022 il loro fatturato è salito mediamente del 22% rispetto all’annata precedente e l’incremento ha coinciso con l’aumento del 7,3% – contro il +4,5% delle realtà non-familiari – delle assunzioni. Storicamente i family business tricolori scontano tuttavia un significativo vulnus. I numeri dicono infatti che soltanto il 30% riesce a sopravvivere senza scosse al passaggio alla seconda generazione dei titolari; il 12% arriva alla terza e un modesto 3% è infine capace di superare lo scoglio della transizione alla quarta.

177 anni, e non sentirli

Il problema è del tutto ignoto a una piccola e storica distilleria di grappa che ha sede sulle sponde varesine del Lago Maggiore e ha di fatto aperto i battenti nel 1847 per giungere oggi alla quinta e sesta generazione di proprietari e amministratori. Si tratta di Rossi d’Angera, fondata dal capostipite Bernardo e insignita già nel 1931 del Brevetto della Real Casa Savoia per i successi industriali e commerciali conseguiti.

Rossi d’Angera non è solamente un caso più unico che raro di resilienza nei secoli: ha rappresentato anche un esempio pionieristico di imprenditoria al femminile. Per forza o per amore – magari per entrambe le ragioni – fu una donna, Annetta Zingaro, a farsi carico degli oneri gestionali e produttivi della distilleria quando nel 1915 il marito partì per la Grande guerra. Lui si chiamava Arturo, era il nipote del fondatore, ed è ora di nuovo un Arturo che, affiancato dalla moglie Bruna Rapetti Rossi – responsabile dello spazio-vendita aziendale – e dal figlio Nicola, amministratore delegato, riveste il ruolo di presidente del marchio lombardo. È stato lui ad accoglierci e guidarci fra gli uffici e le celle dello stabilimento aperto nel 2004 e dopo il trasloco dal centro città.

La dotazione tecnologica di Rossi d’Angera
La linea di imbottigliamento di Rossi d’Angera si compone di una monoblocco riempitrice che gestisce sino a 1.800 bottiglie l’ora e di un robot per l’avvitamento dei tappi a vite che ha la capacità di tappare sino a 1600 bottiglie l’ora. Completano il tutto la capsulatrice con testa di riscaldamento per capsule termoretraibili e testa rullatrice per capsule metallizzate (2.000 bottiglie l’ora), l’etichettatrice a quattro stazioni e una cartonatrice introdotta nel 2020. Nel magazzino di invecchiamento sotto il controllo dell’Agenzia delle dogane si trovano 35 barrique e 20 tonneau della capacità ispettiva di 225 e 500 litri ognuna. Nel magazzino libero per l’affinamento finale ci sono invece 10 botti di rovere da 2.500 litri ciascuna e 10 grandi tonneau, per 800 litri l’uno. La distilleria ospita infine un distillatore discontinuo con caldaiette a passaggio di vapore, più un distillatore a bagnomaria esplicitamente dedicato alla lavorazione del gin.

Chi ci ama, ci vende

«È un impianto moderno – esordisce Arturo Rossi nel quale si respira senz’altro un’atmosfera diversa da quella tipica dei locali originari, chiusi per l’impossibilità di conformarci alle più stringenti normative attuali. Restano però immutati il nostro spirito e il nostro approccio al lavoro. Siamo una distilleria medio-piccola e dall’animo artigianale, per quanto ben posizionata all’estero».

Con un personale totale composto da dieci unità e 3.000 quintali di vinaccia lavorati ogni anno, il produttore angerese calcola un fatturato annuo pari a circa 1,5 milioni di euro che per il 20-25% è frutto delle consegne all’estero. Dal quartier generale di via Puccini escono 150.000 bottiglie l’anno e la grappa è di questo output l’assoluta protagonista, ma non certo l’unica interprete degna di nota. «Vale almeno l’80% della produzione complessiva – precisa Rossi -, mentre il restante 20% è attribuibile alla liquoristica, che evidenzia un costante miglioramento. Amari, aperitivi, liquori da fine-pasto, piccole quantità di vermut sono parte integrante della nostra offerta, unitamente al gin. Avevamo iniziato a distillarlo su nostra ricetta già negli anni Venti dello scorso secolo; lo abbiamo reintrodotto da poco più di un quinquennio. La domanda è forte e il mercato estremamente polverizzato, forse bisognoso di una maggiore regolamentazione. Ci costringe a un impegnativo lavoro sulle confezioni e sul marketing».

Data la forte e già citata connotazione artigianale, Rossi d’Angera ha deciso di selezionare con cura i canali di distribuzione privilegiando l’ospitalità e la ristorazione – tendenzialmente di fascia alta – alla grande distribuzione organizzata, rappresentata per lo più da insegne ben radicate sul territorio.