Monsupello: fare vino è un atto tecnico (e d’amore)

1893 è la data di fondazione di Monsupello, per mano (per mani, plurale è d’obbligo) di una famiglia che ha sempre fatto vino: nel 1932 nasce Carlo Boatti e la mamma Paolina Luigina entra in travaglio mentre è in vigna. Al DNA non si può sfuggire.

È con Carlo Boatti, nel 1954 a capo dell’azienda, che viene scritta una pagina di storia importante nella viticoltura dell’Oltrepò. Colui che è stato definito il signor Monsupello, con intuito, energia e creatività rifonda la cantina con l’aiuto di Carla Dallera Boatti, la moglie, con cui ha condiviso non solo la vita, ma anche l’impresa. Donna di tempra e di visione, a novant’ani compiuti (e non dimostrati), non distingue ancora oggi la porta di casa da quella della cantina: per lei sono un tutt’uno, senza soluzione di continuità. “LaCarla”, come viene chiamata affettuosamente la Signora Monsupello, è garante della solidità e dei valori dell’azienda: con straordinaria saggezza ed eleganza dà prova di una adesione alla filosofia del marito di rara coerenza. Il figlio Pierangelo Boatti cresce respirando e degustando le bollicine del padre, ma anche i grandi rossi di cui Luigi Veronelli e Gianni Brera, solo per citare alcuni tra i più grandi fan dell’Oltrepò, si sono innamorati. Pierangelo studia e degusta in Borgogna, nella Champagne e in Alsazia, alla ricerca di qualcosa che possa interpretare e realizzare la straordinaria passione per le bolle. Un’attrazione-quasi-ossessione alla ricerca di “quel” perlage elegante. Sottile, infinito. Forse una folgorazione e Pierangelo trova la propria strada, sviluppando i cru aziendali che oggi sono diventati vini bandiera di Monsupello. La sorella Laura segue invece un percorso diverso, che la porta verso l’arte e la danza: ingredienti importantissimi nel momento in cui, alla morte del padre avvenuta nel 2010, torna in azienda. Annoverata tra le cento donne che cambieranno l’Italia secondo gli Stati Generali delle Donne, oggi è la direttrice creativa della cantina. Con loro Stefano Torre, direttore e winemaker, e Federico Fermini, enologo: un team ben affiatato, che condivide ogni passaggio prima che il prezioso nettare finisca in bottiglia.

Il terroir

I vigneti di Monsupello si trovano ad una quota altimetrica tra i 160 e i 200 metri s.l.m., la fascia ideale per la produzione di vini di qualità. Il terroir in pendenza, molto simile all’amata Champagne di Pierangelo Boatti, consente l’esposizione più idonea per la corretta maturazione delle uve, in un rapporto più intenso tra irraggiamento e superficie, e la ventilazione garantisce la piena salubrità delle uve. I profumi sono amplificati dalle escursioni termiche tra giorno e notte, e nel calice regalano sensazioni magnetiche e avvolgenti. I suoli sono prevalentemente argillosi e calcarei tufacei.

I numeri di Monsupello

La produzione oggi dell’azienda si attesta intorno alle 300.000 bottiglie, per circa 50 ettari di terreni di proprietà: la parte agronomica è seguita dal team di Per Le Uve di Giovanni Bigot. L’azienda ha adottato un codice di autodisciplina per mantenere la biodiversità in vigneto attraverso l’inerbimento totale e le pratiche di sovescio, e per amplificare le potenzialità qualitative di ogni singola parcella. La vendemmia è esclusivamente manuale dal 1983 e avviene in cassette da 18 kg l’una, sia per le uve bianche sia per quelle rosse. Monsupello alleva Pinot nero, Croatina, Barbera, Cabernet Sauvignon, Merlot, Nebbiolo, Pinot grigio, Riesling Renano, Chardonnay, Sauvignon e Müller-Thurgau: la distribuzione è al 95% sul mercato italiano e privilegia le enoteche e il canale Horeca, senza fare ricorso alla grande distribuzione. Passione, diversità e sinergia sono le chiavi del successo di Monsupello, che per l’anniversario dei 130 anni, ha realizzato un’edizione speciale di Podere la Borla (60% Barbera, 35% Croatina, 5% Pinot nero), un vino rosso di grande complessità e carattere che è sottoposto a maturazione attraverso diverse tipologie di barrique e tonneaux, in modo tale da poter cogliere ogni sfumatura attraverso la scelta del legno più idonea per tostatura e provenienza. Sono tutte barrique francesi e sottolineano il legame profondo tra Monsupello e i cugini d’Oltralpe, a cui la maison italiana si ispira.